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NEWS - LE INTERVISTE DI CALCIOREGGIANO: ATLETIC CDR MUTINA
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LE INTERVISTE DI CALCIOREGGIANO: ATLETIC CDR MUTINA

Il presidente Giovanni Maggi ci parla dell'Atletic Città dei Ragazzi Mutina
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calcioreggiano.comLe interviste di calcioreggiano - 10/06/2020

Continua il nostro approfondimento, in cui andremo a conoscere più a fondo le tante società che hanno deciso di sostenere Calcioreggiano e hanno voluto essere parte del nuovo progetto partito la scorsa estate. Nel corso dei prossimi mesi, attraverso queste interviste, scopriremo aneddoti, curiosità, persone e luoghi che ogni giorno segnano la storia del calcio dilettantistico, dalle categorie più blasonate a quelle che lo sono meno.

Nell’intervista odierna abbiamo parlato con Giovanni Maggi, presidente dell’Atletic Città dei Ragazzi Mutina, che milita nel campionato di prima categoria girone D.

Presidente, partiamo dall’attualità: i campionati sono stati definitivamente chiusi. Secondo voi come è stata gestita questa situazione?
La situazione da parte degli organi federali è stata gestita per come poteva essere gestita. Nel momento in cui si è acclarata la violenza di questo virus non si poteva continuare l’attività dilettantistica come se nulla stesse accadendo. Sono quindi d’accordo con la chiusura, vista l’impossibilità di riprendere nei mesi estivi. In prospettiva di una ripresa per il prossimo anno con magari gironi un po’ più raccolti per essere più agili nello svolgimento della prossima annata, in caso di ulteriori condizionamenti. Credo sia giusto promuovere le prime in classifica, perché quello aveva detto il campo fino a quel momento.

Fino al momento dello stop del campionato qual era il vostro giudizio sulla stagione?
La nostra situazione era proporzionale a quelle che erano le attese rivolte al campionato 2019/2020. Per rispondere bene devo precisare che nell’estate scorsa la nostra società ha vissuto una fusione: la realtà dell’Atletic Città dei Ragazzi (abbreviato “CDR”, ndr), nata nel 1952, (tra due anni saranno 70 anni) si è fusa con la Mutina Sport, che era una prima squadra senza settore giovanile che militava nel nostro stesso campionato fino alla stagione passata. Le prospettive del campionato dovevano tenere conto di assemblare due realtà diverse. Non c’era l’obiettivo di vincere a tutti i costi, ma di fare bene e di fare il meglio possibile. La posizione di classifica al momento dell’interruzione ci vedeva appena fuori dalla zona playoff: in fondo in fondo ci sarebbe piaciuto agganciare quel treno ma credo che come primo anno di fusione l’annata possa definirsi puntuale rispetto alle aspettative, anche in ragione dei timori che possono conseguire a una fusione fra due società diverse.

C’è stata una squadra o giocatore avversario che vi ha maggiormente impressionato?
Giocatori ce ne sono stati tanti, soprattutto nella prima parte del campionato mi ha impressionato Tammaro, giovane attaccante del San Damaso. Per quanto riguarda le avversarie ho visto un Maranello come squadra d’esperienza con qualche giocatore che faceva la differenza. Mi è piaciuto molto lo United Carpi, squadra con buon gioco ben strutturata. È un ricordo un po’ “doloroso”, l’ultima partita giocata è stata contro di loro, abbiamo condotto buona parte dell’incontro, poi un’autorete e una rete a tempo scaduto ci hanno punito. Un ricordo amaro ma mi è sembrata una buona compagine. Per il resto tutte le compagini che ci hanno preceduto in classifica hanno fatto vedere sicuramente buone cose.

Se dovessimo parlare della vostra storia, siete una società ormai radicata nella città di Modena.
Per quanto riguarda la Città dei Ragazzi di Modena, come ente e come oratorio, nasce nel ’47. Cinque anni dopo viene creato il primo nucleo calcistico, Città dei Ragazzi, che è l’inizio della nostra storia. Sono poi intervenute due fusioni. Negli anni ‘70 ci siamo fusi con l’Atletic, e l’anno scorso con la Mutina. La matrice è amatoriale, chi vive a Modena conosce la CDR, perché è una realtà molto viva, non solo per la scuola professionale, ma anche per tutte le attività che fanno capo a questo ente, come nuoto, palestra, scout, scuola di musica, doposcuola, tennis tavolo e naturalmente anche il calcio. Nel tempo la nostra attività calcistica ha trovato un po’ stretti gli spazi compresi nel perimetro della Città dei Ragazzi e da qualche anno, un po’ grazie al comune di Modena che ci ha dato in co-gestione con la società Modenese due impianti, un po’ appoggiando la nostra attività in altre sedi, la nostra pratica calcistica oggi si svolge in diversi punti della città di Modena. Abbiamo un settore giovanile di buona tradizione e partecipato da un buon numero di giovani tesserati (circa 280 senza la prima squadra). Prevalentemente svolgiamo attività in ambito Figc o Csi, poi nel caso partecipiamo anche a qualche torneo organizzato dall’Uisp.

Quali sono i traguardi, sportivi e non, che ricordate più volentieri come società?
Di traguardi ce ne sono tanti, così come qualche giocatore che è “nato” da noi e poi ha fatto una certa carriera. Tra questi cito Armando Pantanelli, che ha giocato in varie società e anche in Serie A col Catania. Cito la vittoria nella Tim Cup nazionale con i ragazzi nati nel 2005, dove su oltre mille società abbiamo vinto a Coverciano il torneo nel 2018/2019. È stato un traguardo prestigioso, sostanzialmente la prima affermazione a livello nazionale di una nostra squadra. Sempre nella Tim Cup ricordo una pool finale a San Siro con l’annata dei 2003. Poi ci sono tanti tornei e campionati provinciali, una finale regionale allievi persa al sedicesimo rigore; inoltre sottolineo anche il fatto di aver dato nel tempo la possibilità a migliaia e migliaia di ragazzi di fare sport in un ambiente davvero adatto a una crescita educativa e caratteriale dei nostri giovani, oltre che sportiva.

Quale persona passata dalla vostra società non si può non menzionare?
Per tanti anni, dalla sua ideazione e fondazione, la CDR ha avuto una stella polare che è stata l’attività di Don Mario Rocchi, che è scomparso qualche anno fa. È stato creatore e anima della Città dei Ragazzi, sotto tutti gli aspetti di questa realtà per decenni e decenni. Definirei la sua attività instancabile e illuminante. Da un punta di vista storico ricordo anche Oreste Bergamini, primo presidente della società. Poi Edmondo Bigi, che purtroppo non c’è più, che è stato mente, cuore e braccio della società tra gli anni ’70, ’80 e ’90. Inoltre, abbiamo un consigliere ancora oggi attivo nell’attività sociale, che è Gastone Nanetti, altra figura storica che nomino con piacere. Ne dimentico decine e decine perché è impossibile menzionarli tutti, ma i nomi sarebbero davvero tanti.

Come si vive il calcio nella vostra realtà a Modena?
Siamo una realtà cittadina, anche se siamo nati in un territorio al tempo periferico, composto da fossi e paludi. Siamo sempre rimasti lì e ci siamo ubicati in prossimità assoluta del centro di Modena. Logisticamente la nostra posizione è ottimale; di contro, lo dico anche come fatto positivo, nel tempo sono sorte molte società sportive, anche confinanti con noi. La nostra attività vive quindi anche una sorta di concorrenza forte da parte dei vicini, che nel tempo sono cresciuti tanto e si sono strutturati, perlopiù nel quadrante sud ovest di Modena. Per quanto riguarda il seguito, a Modena il discorso è più frazionato rispetto a paesi non cittadini. I nostri tifosi sono per lo più i tanti genitori dei nostri tesserati, anche se da quest’anno abbiamo acquisito qualche tifoso in più alla domenica grazie alla fusione.

Chi sono coloro che lavorano dietro le quinte?
Abbiamo un consiglio di amministrazione della società e tante persone che sono indispensabili, che consentono con la loro attività volontaria la vita della società. Cito in particolare Antonio Galletta, che è il segretario, poi le persone che si occupano della manutenzione degli impianti. Per quanto riguarda questo aspetto sottolineo anche il ruolo del comune di Modena, che ci ha affidato in gestione e compartecipa alla gestione del campo “Incerti” e del campo “Morselli”, situati un po’ distanti dalla sede ma luoghi indispensabili per la nostra attività. Poi menziono tutti i nostri allenatori, allenatori in seconda, dirigenti accompagnatori. Siamo una realtà abbastanza composita e ci sono tante persone da ringraziare per questo.

Quali iniziative vengono portate avanti dalla società, in parallelo al mondo del calcio?
C’è sempre la pizzata di fine anno come tradizione. Poi in occasione dell’8 dicembre, data di fondazione della CDR, compartecipiamo al rito religioso e a qualche manifestazione di contorno in onore della festività. Poi le singole squadre si incontrano frequentemente con le famiglie e il bello di tutte le realtà come la nostra è vedere che col tramite del calcio si formano gruppi di amici che poi si frequentano anche fuori dal campo. È giusto ricordare che comunque parallelamente al calcio ci sono varie attività come nuoto, ginnastica in palestra, scuola professionale con riferimento alla regione dove tanti ragazzi ogni anno imparano un mestiere, attività religiosa e tanto altro.

Facciamo il punto sul settore giovanile.
Noi copriamo tutte le età dai primi calci (quest’anno dal 2016) fino agli juniores, più la prima squadra. In qualche annata presentiamo più di una compagine, sempre dividendo la nostra attività tra Figc e Csi. È una famiglia numerosa e in crescita negli anni, soprattutto nei più giovani negli ultimi anni. Nella realtà di Modena possiamo dire di avere il nostro piccolo posto.

Ci sono programmi futuri per i vostri giovani?
Per un discorso di numeri e spazi siamo sempre alla ricerca di nuove impiantistiche. Abbiamo un ottimo rapporto con tutte le società professionistiche intorno alla nostra città, come Modena, Sassuolo e Carpi, e questo ci fa molto piacere. L’entusiasmo si rinnova ogni anno e ci fa continuare su questa strada, frutto di mera passione ma che diventa quasi un lavoro.

Sperando che si possa tornare al più presto alla normalità, quali sono i vostri progetti futuri?
La nostra ambizione è quella di far praticare sport ai nostri giovani. Il primo obiettivo è di ripresentarsi ai nastri di partenza ogni anno con un numero di giocatori auspicabilmente sempre più ampio. Più nel dettaglio l’ambizione è di fare sempre meglio. La CDR non è mai stata in promozione, ci sarebbe il desiderio di raggiungerla ma non è sempre facile. Come si dice, “tra il dire e il fare…”. La situazione al momento è alquanto nebulosa per quanto riguarda date di ripartenza e quant’altro. Anche a livello di acquisti e cessioni siamo ancora abbastanza fermi, vedremo. Quantomeno ovviamente ci preme mantenere la categoria, anche come sbocco e obiettivo credibile per i nostri giovani che hanno fatto la trafila delle giovanili.

Grazie e in bocca al lupo!

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