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LE INTERVISTE DI CALCIOREGGIANO: LEVANTE

Il direttore sportivo Maurizio Giacopelli ci offre una panoramica sulla società di Sorbolo Levante
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calcioreggiano.comLe interviste di calcioreggiano - 23/05/2020

Continua il nostro approfondimento, in cui andremo a conoscere più a fondo le tante società che hanno deciso di sostenere Calcioreggiano e hanno voluto essere parte del nuovo progetto partito la scorsa estate. Nel corso dei prossimi mesi, attraverso queste interviste, scopriremo aneddoti, curiosità, persone e luoghi che ogni giorno segnano la storia del calcio dilettantistico, dalle categorie più blasonate a quelle che lo sono meno.

Nell’intervista odierna abbiamo parlato con Maurizio Giacopelli, direttore sportivo del Levante, che milita nel campionato di prima categoria girone B.

Direttore, partiamo come al solito dall’attualità. I campionati sono stati ufficialmente chiusi. Come è stata gestita la situazione? Siete d’accordo con le misure prese?
Di fronte alla situazione di emergenza improvvisa che si è venuta a creare ci siamo trovati spiazzati tutti. Sia chi ci doveva guidare in questo frangente, sia tutto quello che ad esso era legato, calcio compreso. Il fatto che abbiano deciso di bloccare i campionati dopo 20 partite (o 24 in promozione ed eccellenza) per me è una cosa da accettare con serenità e con tranquillità. Chi prende delle decisioni inevitabilmente accontenta alcuni e scontenta altri. Nelle dieci partite rimanenti tutto poteva succedere ma bisogna mettersi nei panni di chi deve decidere.

Fino al momento dello stop come valutavate la vostra stagione?
Il campionato che stavamo disputando era al di sotto delle aspettative. Pensavamo di fare un campionato migliore dell’anno precedente, purtroppo però non sempre le ciambelle riescono con il buco. Abbiamo provato, cambiando le nostre strategie - perché siamo sempre legati agli allenatori che prendiamo e non ne abbiamo mai cambiato uno in corso d’opera - a cambiare allenatore in corsa. E così di comune accordo abbiamo deciso di cambiare la guida tecnica. Nonostante questo, i risultati non sono arrivati. Quindi significa che c’era qualcosa di più profondo che purtroppo non siamo riusciti a risolvere.

C’è stata una squadra o giocatore avversario che vi ha maggiormente impressionato?
Davo per super favorito il Marzolara, assolutamente attrezzato per il salto di categoria, ma strada facendo è rimasto attardato per infortuni e situazioni varie. Di conseguenza è salito alla ribalta il Boretto, che per continuità di risultati meritava assolutamente il primo posto fino al momento della sospensione. Se sarà promosso in promozione faccio loro personalmente un grande in bocca al lupo e auguro tanta gioia e successi nelle categorie superiori. Per quanto riguarda i giocatori ne nomino due che mi hanno colpito particolarmente, sia dal punto di vista della qualità, sia perché ci hanno fatto molto male sportivamente parlando: uno è Ennamli che ci ha fatto due gol e si è dimostrato di altra categoria, l’altro è il sempreverde Fabio Fiordelmondo che ci ha “impallinato” con le sue giocate, è un giocatore eterno, il tempo passa ma il piede rimane.

Parliamo un po’ della storia della vostra società.
La nostra società ha alle sue spalle una ventina d’anni di attività. Dopo dieci anni di amatori, nel 2009/2010 abbiamo iniziato l’attività in Figc, partendo dalla terza categoria. In due anni abbiamo raggiunto la seconda categoria e dopo sei anni abbiamo conquistato l’approdo in prima categoria. La nostra società rappresenta un piccolo paese come Sorbolo Levante. Noi siamo molto legati alla popolazione, perché tutte le nostre forze derivano dalla gente intorno a noi, come aziende locali, gente che ci supporta nelle nostre manifestazioni e ci dà una mano a livello sia economico che logistico, gente che viene al campo tutte le domeniche e così via. Noi sentiamo la responsabilità di rappresentare il paese. Piano piano ci siamo migliorati, cercando di organizzare la società in una certa maniera.

Quale persona passata dalla vostra società ha lasciato secondo voi un segno incancellabile?
Nel tempo ci sono stati due persone molto importanti che vorrei ricordare. Alfredo Cantoni, a cui abbiamo intitolato il campo di Sorbolo Levante, purtroppo venuto a mancare nel marzo 2015: era un socio e dirigente favoloso, oltre ad essere un mio amico fraterno. E poi il famoso Learco Cabrini, storico massaggiatore, che ha svolto il ruolo di massaggiatore anche nella Reggiana, scomparso un anno e mezzo fa. Ci ha dato una mano sia come consigli e suggerimenti che come incentivi ad andare avanti fino agli ultimi istanti della sua vita. Lo ricordiamo con tanto affetto.

Come si vive il calcio a Sorbolo Levante e come è composta la società?
Il calcio qui è vissuto in maniera particolare, il Levante è come una famiglia. La popolazione non è molto numerosa quindi noi li rappresentiamo un po’ tutti. Di conseguenza la società non è molto numerosa, anzi. Siamo quattro consiglieri: il presidente Roberto Ceci, il sottoscritto Maurizio Giacopelli, Giancarlo Carpi e Matteo Zanichelli. Svolgiamo diversi ruoli, spaziamo dall’organizzazione societaria, al marketing, al discorso commerciale, a quello amministrativo. Nello specifico, io sono il direttore sportivo, designato per curare l’aspetto tecnico e trovare e accordarsi con i giocatori e l’allenatore. Oltre a ciò ho anche la funzione di direttore generale, magazziniere, curatore dei rapporti con gli sponsor e quant’altro. I ruoli si intersecano e ci si dà una mano a vicenda.

Chi sono invece i volontari che aiutano la vostra squadra?
Gli addetti ai campi e magazzinieri sono Sergio e Fabrizio, per l’amministrazione c’è Alessia, alla biglietteria nelle partite casalinghe Valentina. Queste persone ruotano sistematicamente attorno alla società. Inoltre, tutta la gente del paese ci dà il supporto economico per potere svolgere l’attività. Siamo una famiglia perché il paese partecipa a tutte le nostre iniziative, feste, intrattenimenti, cene e quant’altro. Tutto ciò fa sì che ci sia un’unità d’intenti e una forma di condivisione e di appartenenza ad un progetto di aggregazione.

Quali iniziative vengono portate avanti dalla società?
Organizziamo due o tre cene all’anno a cui partecipa tutto il paese. Abbiamo organizzato una corsa podistica e altri eventi lo scorso anno, quest’anno faremo fatica per via della situazione attuale. Inventiamo qualcosa ogni anno per poter aggregare le persone, non c’è una cadenza fissa.

Per quanto riguarda i giovani com’è la vostra situazione?
Purtroppo non abbiamo la struttura societaria per poter gestire un settore giovanile. Dobbiamo arrangiarci come possiamo, anche perché siamo in un bacino di utenza contornato da settori giovanili importanti, come ad esempio Poviglio, Brescello, Gattatico, Lentigione, Sorbolo. Andare a reperire dei giovani può diventare un problema. Noi prendiamo i giovani per fare la prima categoria da altre società con cui collaboriamo, come per esempio Brescello, Colorno e Sorbolo. Siamo in buoni rapporti e troviamo accordi con loro per il prestito dei giovani, per valorizzarli. Per ora il settore giovanile per noi non è una via praticabile. In futuro potrebbe essere un’idea, non si sa mai. Bisogna trovare le situazioni per mettere in piedi questo meccanismo e non improvvisare.

Come sarà il futuro?
Quello che succederà non si sa. Per far sì che le società ripartano con entusiasmo e con voglia di partecipare serve un aiuto da parte di chi ci governa e degli organi competenti. Faccio tre esempi che secondo me dovrebbero essere le fondamenta di tutto ciò: iscrizione gratuita per almeno tre anni, niente tasse né iva per tre anni e niente pagamento di affitti dei campi e utenze per tre anni. Con queste tre situazioni le società sarebbero incentivate a ripartire, nonostante le grandi difficoltà economiche. Per questo motivo credo che il discorso dei rimborsi spese dovrà cambiare da parte di tutti. Bisogna tornare a giocare al pallone per divertimento. I rimborsi spese devono essere una situazione non obbligatoria a mio modo di vedere.

La società Levante continuerà la sua storia, dovremo confrontarci anche con gli sponsor per avere dei dati più chiari, ma sicuramente il calcio continuerà. Verrà applicato un abbassamento significativo dei costi, perché il momento ce lo impone e il buon senso dice che dobbiamo farce una ragione. Dobbiamo essere pragmatici e dire che bisogna giocare al pallone per il gusto di farlo. Si deve giocare per passione. Quello che ci può avere insegnato questa situazione devastante può essere questo, recuperare gli antichi valori. È un pensiero che ho avuto modo di esporre già tanti anni fa, e credo che le società dovrebbero mettersi d’accordo a riguardo.

Grazie e in bocca al lupo!




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