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- DALL’ESORDIO IN SERIE C ALLA DOPPIA CIFRA CON IL VILLA VALLE:«HO TROVATO UNA SOCIETÀ TOP» - INTERVISTA A RICCARDO RAVASI
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DALL’ESORDIO IN SERIE C ALLA DOPPIA CIFRA CON IL VILLA VALLE:«HO TROVATO UNA SOCIETÀ TOP» - INTERVISTA A RICCARDO RAVASI
L'intervista di Cristiano Cavallaro al centravanti del Villa Valle
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Generica - 05/07/2026
Riccardo Ravasi è un centravanti che, negli ultimi anni, ha fatto parlare tanto di sé. Sbocciato nel vivaio del Monza, ha avuto modo di esordire tra i professionisti e di crescere assieme ad atleti del calibro di Matteo Pessina. Un talento cristallino che aveva stuzzicato persino gli osservatori dell’Hellas Verona e che ha raggiunto il suo culmine in Serie D, campionato in cui ha realizzato oltre 70 reti. Oggi gioca nel Villa Valle, società bergamasca con cui ha raggiunto la doppia cifra nella scorsa stagione. Fresco di rinnovo di contratto, Riccardo non vede l’ora di scrivere un altro capitolo importante con questa maglia.
Hai vissuto tre stagioni importanti al Monza. Partendo dalla seconda, siete arrivati in finale play-off, oltretutto hai giocato con Finotto, bomber che quell’anno fece 10 gol e che oggi milita nella Carrarese, in B. Che effetto ti fa vedere i Biancorossi in Serie A?
«Sì, sono cresciuto nel vivaio biancorosso e ho esordito quando ero ancora un ragazzino. Ho avuto compagni giovani e altri più esperti e in particolar modo questi ultimi sono stati fondamentali perché mi hanno aiutato sia dentro che fuori dal campo. Per quanto riguarda il mio rapporto con Finotto, ci sentiamo tuttora e devo dire che è una bravissima persona. Aveva fatto molto bene e non fu l’unico giocatore di quella squadra ad arrivare ancora più in alto. Sono contento, infatti, di aver condiviso questo capitolo della mia carriera con ragazzi che ho visto crescere e andare avanti. il Monza in Serie A per me è una grande emozione, anche perché ho lo stadio a circa venti minuti da casa. Ad ogni modo avevo pochi dubbi: dopo il fallimento la società ha avuto una crescita esponenziale, quindi me lo aspettavo».
Nell’annata successiva hai segnato 5 gol in 6 partite di coppa, per di più hai avuto un compagno come Pessina. Cosa ti ha impressionato di lui?
«Mi ricordo che quell’anno ho vinto il premio di capocannoniere di Coppa Italia Serie C: è stata una vetrina molto importante, in quanto l’Hellas Verona mi ha messo poi sotto contratto, regalandomi una grande soddisfazione. In quella stagione ho giocato anche con “Pess”: è un ragazzo con la testa sulle spalle e la giusta mentalità, che si merita tutto il successo che ha avuto e che sta avendo. Ha vinto pure un Europeo, quindi credo che meglio di così non potesse fare. Sono contento di potermi sentire con lui tuttora - l’ho visto anche in vacanza in Grecia -».
La tua ultima stagione in Serie C è stata con la maglia del Modena. Hai fatto gol nel derby, oltretutto sei stato allenato da un mister come Ezio Capuano. Che tipo è?
«Ho un ricordo bellissimo del derby vinto davanti a oltre 10.000 persone, anche perché ero giovane, quindi è un’immagine ancora più indelebile. Quella stagione, però, fu travagliata: se prima riuscivo a trovare molto spazio, dall’arrivo di Capuano le cose sono cambiate. Aveva uno stile di gioco diverso rispetto a quello di Pavan e prediligeva un certo tipo di attaccante; io, però, avevo caratteristiche completamente diverse. Su di lui posso dire che è un personaggio un po’ eclettico, sanguigno e sopra le righe. E’ un buon allenatore, tatticamente molto bravo per i difensori, ma non ho legato moltissimo con lui dal punto di vista umano, fermo restando che quell’anno il Modena fallì quindi magari ogni cosa appariva più negativa di quanto fosse realmente».
Com’è nata la decisione di scendere in Serie D? La Grumellese è stata la prima società a metterti realmente al centro di un progetto e hai segnato ben 7 gol: hai provato un senso di rivincita in quel periodo?
«Dopo il fallimento del Modena mi sono trovato davanti ad una scelta: o continuare a giocare lì, consapevole però che la situazione - soprattutto economicamente - non era delle migliori, o cercare un’altra sistemazione. Uno dei miei migliori amici giocava a Grumello, oltretutto conoscevo il mister, quindi sono andato lì. Non mi pento di questa decisione nonostante i risultati non siano stati dei più eclatanti. Quell’anno, come hai detto tu, ero spinto da un senso di rivincita, a cui andava ovviamente addizionata una grande voglia di tornare tra i professionisti. Il campionato di D, tuttavia, è molto competitivo e forse anche più bello della C».
Parlaci del tuo trascorso alla Borgosesia. Il secondo anno, con 16 reti, hai vinto un altro titolo di capocannoniere: che soddisfazione è stata?
«Vincere il titolo di capocannoniere è stata una grande soddisfazione, anche perché ero giovane e mi ha portato a ricevere offerte importanti dalla C. Come anticipato, però, ho preferito rimanere in Serie D. La particolarità di quella stagione, ad ogni modo, è stato il gruppo: era veramente coeso e io e i miei compagni ci vedevamo continuamente anche fuori dal rettangolo verde. Questo mi ha aiutato molto a realizzare così tanti gol e a fornire prestazioni del genere; è stato il biennio più bello della mia carriera per i ricordi che ancora conservo».
In Serie D ti è capitato di andare più volte vicino alla promozione, perdendo due semifinali play-off con le maglie di Pro Palazzolo e Folgore Caratese e purtroppo anche una finale con il Legnano. Come ti sei sentito in quei momenti?
«Ho sempre avuto il desiderio di fare campionati di vertice e fortunatamente questo mi è capitato in diverse piazze. Sinceramente non essere mai arrivato primo durante la regular season brucia di più. Ho provato grande rammarico, ma con la consapevolezza di aver vissuto annate bellissime con maglie importanti. Nel calcio c’è chi vince e chi perde e va accettato».
Quanto è diversa la Serie D rispetto alla C?
«Forse anni fa il divario era un pochino più marcato rispetto alle ultime quattro o cinque stagioni. Adesso per i giovani è più facile salire in C, mentre quando l’ho fatta io c’era gente con esperienze importanti alle spalle o che scendeva dalla B addirittura. Oggi la differenza emerge maggiormente dal punto di vista fisico, ma vedo che la D, nei gironi in cui ho militato ma anche in quelli del sud che seguo, è molto simile alla C. Secondo me ci sono delle squadre appunto di Serie D che potrebbero competere nei professionisti e altre di C che farebbero fatica a vincere o anche solo ad arrivare ai play-off in D».
Quest’anno, con il Villa Valle, hai raggiunto la doppia cifra. Avete fatto un validissimo campionato, però nelle ultime giornate avete avuto un calo. Un giudizio su questa stagione?
«Secondo me ho fatto un buon campionato, per di più sono stato molto bene fisicamente: questo è stato uno dei pochi anni in cui ho giocato quasi tutte le partite, senza venire ostacolato dagli infortuni. Se devo dare un giudizio sul nostro percorso come squadra, direi sufficiente. Non siamo partiti benissimo, ma siamo stati pressoché impeccabili nella fase centrale. Alla fine ci hanno condannato diverse defezioni, tuttavia è stato comunque un percorso positivo. Ovviamente il prossimo anno cercheremo di fare ancora meglio».
Visto che hai appena rinnovato, puoi dirci cosa rende speciale questa realtà? Quali aspettative hai per il prossimo campionato?
«Ho rinnovato perché ho trovato una società top sotto tanti punti di vista: serietà, familiarità, persone…Indubbiamente, però, è stato determinante anche Mister Sgrò. Il prossimo sarà il quinto anno della mia carriera con lui: sa come gestirmi e c’è un rapporto di rispetto e fiducia reciproca che ci lega anche fuori dal campo. Per quanto riguarda le aspettative, si parte sempre con ambizioni importanti, anche perché la dirigenza sta allestendo una squadra che potrà giocarsela con tutte le altre del campionato. L’obiettivo è quindi quello di essere competitivi. A metà campionato tireremo le somme e ci porremo un traguardo concreto da raggiungere».
Ringraziamo sentitamente Riccardo Ravasi per la disponibilità e il Villa Valle SSD ARL per l’opportunità concessaci.
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